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Amabilmente

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Amabilmente

Tag Archives: fantasia

19 lunedì mar 2007

Posted by zoe in Senza Categoria

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ascoltandomi, dedicato a, fantasia, leggerezza, zoe

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Donna bambina

Mi cullo
Nel dolore

Dolore
Pungente
Assordante
Snervante

Osservo me
Il respiro

E sogno

Con la voglia
Di cotone
Primule
E violette
Mi meraviglio e

Penso a te

Con la voglia di
Scoprirti piano

Mi piace

Mi piaci tu

E sorrido
Mi distendo e
Ti cerco

Ti cerco
Sul mio corpo

Ti cerco dove
Ti vorrei

Ti penso
Sorridendo

Cerco la tua mano
Su di me

Le tue dita
Percorrermi

Le tue labbra
Assaggiarmi

La tua lingua
Assaporarmi

Ti sfioro
Mi avvicino
Lenta

Una mano
tra i tuoi capelli

Un sorriso
Malizioso

Uno sguardo
Vivo
Lucido di
Voglia di te

Il respiro
Che manca

… che voglia di te …

Labbra
Le tue

Da mordere

Piccoli morsi
Prima

Da percorrere
Lentamente
Dopo

In punta di lingua
Su di te

Seguirne il profilo

Inebriarmi di te

Ubriaca di te
Mi vorrei

E come una bambina
Amarti

Con stupore
Meraviglia
Ogni attimo di me

Come una donna bambina
Viverti

Ubriacandomi di te

20 lunedì nov 2006

Posted by zoe in Senza Categoria

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fantasia, sfida

XXIV.



Primo finale
Lenta, la mano di lei scese dalla schiena alla vita, passò sull’addome, che lui ritrasse leggermente, e lenta, ancor di più, scese sui pantaloni. Vi appoggiò la mano. Ferma, prima, poi lo accarezzò, piano. Gli sorrise e “Mi vuoi?…”
Moahmed le sorrise, fiero.
“Aspettami” e si diresse in bagno. Mohamed si appoggiò al muro e ordinò un amaro.
L’amaro arrivò. Un biglietto l’accompagnava.
Si è fatto tardi. A domani. Nina

Secondo finale
Lenta, la mano di lei scese dalla schiena alla vita, passò sull’addome, che lui ritrasse a pena, e lenta, discese sui pantaloni. Vi appoggiò la mano. Ferma, prima, poi lo accarezzò, piano. Gli sorrise e “Mi vuoi?…”
Moahmed le sorrise, fiero.
“Aspettami” gli disse e si diresse in bagno. Mohamed si appoggiò al muro e ordinò un amaro.
Sentì la voce di Nina. Rideva. Incrociò lo sguardo di lei. Gli sorrise. Si tirò su i capelli, prese la borsa lo bacio sulle labbra e “Si è fatto tardi, mi aspettano”
E Mohamed la vide allontanarsi abbracciata al cameriere…

Terzo finale
Lenta, la mano di lei scese dalla schiena alla vita, passò sull’addome, che lui ritrasse leggermente e lenta, ancor di più, scese sui pantaloni. Vi appoggiò la mano. Ferma, prima, poi lo accarezzò, piano. Gli sorrise e “Mi vuoi?…”
Moahmed le sorrise, fiero.
“Aspettami” e si diresse in bagno. Mohamed si appoggiò al muro e respirò.
Nina tardava. Si diresse al bagno.
Non era lì.
Chiese a un cameriere, questo sorrise sotto i baffi e gli disse che lei se n’era andata da un po’, ma non da sola…

Quarto finale
Lenta, la mano di lei scese dalla schiena alla vita, passò sull’addome, che lui, ritrasse leggermente e lenta, ancor di più, scese sui pantaloni. Vi appoggiò la mano. Ferma, prima, poi lo accarezzò, piano. Gli sorrise e “Mi vuoi?…”
Moahmed le sorrise, fiero.
“Aspettami” e si diresse in bagno. Mohamed si appoggiò al muro e respirò.
Nina tardava. Si diresse al bagno. Sorridente. Nina sapeva il fatto suo. Sapeva che lui l’avrebbe raggiunta e presa con foga.
La sentì gemere.
In un attimo la immaginò lì a darsi piacere, nell’attesa di lui.
Si avvicinò alla porta.
La voce di Nina non era la sola.


(continua)

Con Chiara e Mattia

13 lunedì nov 2006

Posted by zoe in Senza Categoria

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fantasia, sfida

XXIII.



Mohamed aveva insistito tanto per andare a cena sul porto. Adorava come, in quel ristorantino sul mare. Era conosciuto per il pesce fresco e la cucina ligure.
Nina si sentiva ferita da lui e la voglia di accettare l’invito era stata inesistente fin da subito.
Seduta su quella terrazza, sul mare, osservava il silenzio. Mohamed continuava a sfogliare il menù indeciso. A voce alta sceglieva per entrambi. Aveva chiesto a Nina cosa desiderasse e lei, svogliata, aveva detto di far lui, aggiungendo “Tanto, ultimamente, fai sempre come vuoi tu!”. Le aveva risposto con un sorriso distratto e si era di nuovo immerso nei piatti consigliati.
Lentamente Nina si stava scolando il vino appena aperto. Trovava insopportabile Mohamed. Non capiva se lo era davvero o se forse lo era a lei, perché non riusciva ad accettare di sentirsi così in balia di un uomo.
Si scopriva ogni giorno più complessa, fatta di sottili contraddizioni e voglia di esser lei a condurre il gioco. Detestava questo nuovo Mohamed; che fosse cambiato con lei, ne era quasi certa. Non capiva, non se lo spiegava. Quell’uomo da qualche mese aveva punte di inspiegabile atteggiamento odioso ai suoi occhi e al suo sentire.
Nina si era davvero innamorata una volta sola prima di quel momento. Era un uomo adulto. Il primo uomo della sua vita, quello che l’aveva iniziata al piacere, quello che l’aveva insegnato ciò che prima non sapeva. Un uomo grande, un amico di famiglia. Un uomo sposato. Si era persa tra le lenzuola sfatte, tra gli abbracci violenti e il desiderio di una vita a due mai vissuta. La sofferenza l’aveva resa la donna che oggi era. Era grata, dentro di sé, a quell’uomo. L’aveva amata come nessuno mai. L’aveva fatta soffrire come mai si sarebbe aspettata e adesso, grazie a lui, sapeva che alla sofferenza lei sopravviveva. Questo la rendeva forte con Mohamed. Per quanto lei potesse sentirsi in balia di lui, sapeva che non l’avrebbe sopraffatta. Guardare il mare e pensare a questo, la fece sorridere. Si accarezzò la caviglia, si sistemò il laccetto dei sandali, si aggiusto il top che morbido le sfiorava il seno e sorrise a se stessa. Mohamed non si era accorto di nulla, troppo preso dalla scelta culinaria.
Nina si guardò intorno, in cerca di sguardi complici. Trovò occhi di uomini, accompagnati, sul suo seno, di uomini, sposati, sulle sue gambe e del cameriere nei suoi occhi. Si morse il labbro e gli sorrise con desiderio di complicità autentica.
Mohamed per tutta la sera non si curò di lei. Silenzioso, fece la sua cena. Si sentiva sicuro. Quella donna stupenda era sua.
Nina mangiò piano il suo pesce. Assaporò polpe bianche e tenere. Gustò in lei la voglia di non sentirsi più come il pomeriggio al mare. Non riusciva ad accettare di sentirsi scontata dall’uomo che desiderava. Le faceva male. Si chiudeva e si faceva dura. Ostrica. Molti avevano creduto che bastasse poco per rientrare in lei. Si sbagliavano. Quando Nina iniziava a sentirsi ferita, a veder calar l’interesse per lei, a veder l’altro che si allontanava da lei o si burlava, sicuro che lei … lei si faceva dura e si allontanava, lentamente, passo dopo passo, silenzio dopo silenzio, sorriso dopo sorriso. Tardare, non rendersene conto significava perderla per sempre anche di fronte a un suo ritorno. La Nina aperta, disponibile, viva per lui sarebbe stato solo passato. Non sceglieva, si proteggeva da ataviche sofferenze. Da abbandoni subiti, vissuti in età non dimenticate, in fanciullezze non vissute.
“Caffè per la signorina?”
“Nina… Nina… vuoi un caffè?”
“No, no, scusate…”
“A cosa pensavi? Dov’eri?”
“Non qui…”
“Racconta, dai!”
Nina sorrise, sentiva su di sé gli occhi di Mohamed. La stava guardando in modo indescrivibile. Come la volesse far sua. Adesso. Davanti a tutti. Su quel tavolo.
La terrazza si stava svuotando, si stava facendo tardi e la gente stava andandosene. La musica continuava. Morbida, avvolgente.
“Voglio ballare”
Mohamed si alzò con lei, lasciò i soldi sul tavolo e la seguì. Era splendida come sempre. Una creatura nata per esser desiderata. Sentiva il calore del suo corpo. Il desiderio di lei si faceva prepotente. Quella donna era sua tra le sue braccia. La strinse a sé. Voleva che lei lo sentisse. Sentisse la sua eccitazione. Voleva sentirla eccitata di lui. Desiderante e vogliosa. Voleva sentirsi pregare, implorare di esser presa. Con passione, voglia.
Nina passò la mano sulla sua schiena, mentre con il naso gli sfiorava il collo, lenta. Calma. Mohamed sorrideva. Pensava a tutti gli uomini che per tutta la cena l’avevan spogliata con gli occhi.. pensava al cameriere che sfrontatamente l’aveva fissata… Nina era sua…

(continua)

Con Chiara e Mattia

01 mercoledì nov 2006

Posted by zoe in Senza Categoria

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fantasia, sfida

XXII.



Sdraiata, con le goccioline di acqua che le accarezzavano il corpo, Nina guardava il cielo e si chiedeva cosa stesse pensando Mohamed.
Erano un po’ di giorni che non si vedevano e l’idea di passare un giorno al mare non lo aveva entusiasmato come lei sperava.
Nina non riusciva più a capirlo. Non che prima le riuscisse, ma non si era posta più di tanto il problema. Anzi. Era sempre andata a dritto per la sua strada.
Da un po’ di giorni non era più così. Il suo sentire era cambiato improvvisamente, almeno così era sembrato a lei. Se prima si percepiva forte, adesso, per la prima volta avvertiva se stessa come fragile, dopo tanto tempo, con un uomo.
Nina aveva avuto molti uomini. Spesso si era trovata coinvolta, interessata, attratta, ma era la prima volta che si ritrovava così fragile. Aveva paura. Una paura che non conosceva, perché, sempre, lei, aveva sentito vivo, pulsante dentro di sé il suo potere. Lo aveva sentito anche nei confronti di Mohamed dal primo momento che lui l’aveva messo gli occhi addosso. Nina lo ricordava ancora. Sentiva su per la schiena salire quel brivido che tanto la eccitava e, adesso, sdraiata, sotto il sole, si chiedeva cose le stesse prendendo… come fosse possibile che tutto fosse cambiato, che dentro di lei si sentisse così persa …
“In acqua, Mohamed, si stava benissimo, sai?”
“Ah si?..”
“… si, era proprio quello che mi ci voleva… e…”
“… e..?..”
“ no, no, niente”
“Dai, Nina… che c’è?… Hai in mente una delle tue? Qualche voglia repressa?…”
“No, dai, nulla nulla…”, rispose lei, infilandosi grandi occhiali da sole e tirandosi su a sedere.
“Ieri sera sei uscita?”
“Si”
“Con Clara o con la tua amichetta Chiara?”
“Eddai! Finiscila, Mohamed”
“Uh! Una Nina nervosetta oggi, eh!”
“Mohamed per favore, smettila!”
“Cosa sei gelosa della tua amichetta?! Non te la si può nemmeno nominare?”
“Sai benissimo che non è così con Chiara! Sai benissimo come stanno le cose con lei!”
“Si, con lei e il suo Mattia, eh?!”
“Cos’è? Sei per caso geloso? Il tuo sangue mediterraneo ribolle tutto insieme, eh? Il pacato Mohamed mostra il suo lato egiziano, finalmente?”
“Si, geloso di te” Rispose lui con tono volutamente ridicolo.
Si sentiva ferita. Nina, non riconosceva più Mohamed. Era sempre stato di una dolcezza inimmaginabile, mai fatta di smancerie ma di gesti concreti e presenti. Sempre rassicurante. Sempre pronto a raccoglierla a sé e adesso sempre più pungente. Nina aveva quasi voglia di prender le sue cose e andarsene.
Si voltò dalla parte opposta a lui, con il viso, e fece un profondo respiro.
Si chiedeva cosa gli fosse preso e si chiedeva anche cosa le fosse preso a lei: si sentiva bloccata, con la sensazione di non saper più dove e come muoversi.
Aveva paura di perderlo. Ora che lo voleva solo per lei, temeva di perderlo.
Era tentata di chiedersi cosa avesse di tanto speciale da renderla così persa, irriconoscibile a sé stessa. Avrebbe desiderato un abbraccio di lui, spontaneo, una carezza o un tono complice.
Lo sentiva, invece, sfuggente. Assente.
“Che fai, eh Nina? Pensi alla tua amichetta, eh?”
Lo avrebbe preso a schiaffi.
Si alzò di scatto e si diresse sul bordo del molo a osservare l’incresparsi dell’acqua.
Si senti mancare il terreno sotto i piedi, qualcuno l’aveva spinta in mare, con occhiali e tutto.
Furiosa tornò a galla.
Mohamed era seduto sul bordo del molo, la guardava e rideva di gusto.
“Veloce, esca dall’acqua, signorina, che si è fatto tardi per me!”
Continuando a ridere, sguaiatamente.

(continua)

Con Chiara e Mattia

13 venerdì ott 2006

Posted by zoe in Senza Categoria

≈ 74 commenti

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fantasia, sfida

XXI.



Nina sfiorò le labbra di Mohamed con la punta delle dita. Sorrise a quella bocca mordicchiata da lei la notte prima e si alzo, di nuovo, da letto.
Mohamed si stiracchiò con quasi la voglia di addormentarsi un po’.
Il fine settembre entrava silenzioso dalla finestra. Fuori il movimento della gente animava la strada. Mohamed non pensava. Sul suo volto non c’era stupore. Non c’era meraviglia o altro; appariva agli occhi di Nina imperturbabile, sereno, ma impassibile, e in lei in quel momento c’era una inaspettata voglia di legger qualcosa sul suo volto. Di cogliere un segno, un consenso, della reciprocità.
Per la prima volta Nina aveva necessità di risposte. Sentiva il bisogno di comprendere. Forse per paura, si diceva, o forse per capire meglio quello che stava movendosi dentro di sé.
Senza esitare troppo s’infilò la camicia di lui, gli sorrise ammiccando scherzosamente e si diresse in cucina dopo avergli detto non muoversi.
Non si fece attendere molto e sorridente tornò in camera, con un vassoio per far colazione a letto assieme a lui. Aveva portato caffè, biscotti e cornetti, oltre a marmellate e Nutella. Adorava coccolarsi e coccolare chi passava da casa sua. Era, Nina, molto generosa e ospitale; aveva uno strano senso del possesso, che si manifestava con i gesti più inaspettati. Fra tutti, si compiaceva di viziare l’altro, non per senso del dovere, ma solo per il gusto di vederlo in balia di lei. Nina conosceva bene il suo potere. Da sempre. Fin da piccola lo possedeva, era stato il suo modo per sopravvivere in una famiglia rigida, distaccata e troppo legata all’apparenze, dove quello che contava era il pensiero degli altri: gli estranei. E lei, sfacciatamente, stata al gioco dei suoi, aveva sempre cercato di seguire le loro direttive, ma non era mai stata davvero alle loro regole e aveva presto imparato a sfruttare sé stessa e quel potere che lei sentiva di avere su chi le gravitava intorno. Uomo o donna che fosse, restavano impigliati nella sua tela. Chi poco la conoscesse la credeva calcolatrice, fredda e distaccata come la sua famiglia. Nina era vita, glicine e farfalla insieme. E adesso seduta sulle sue lenzuola, con Mohamed nudo lo guardava e si chiedeva se lui facesse parte di chi andava oltre o chi da sempre si fermava. Desiderava un suo cenno un qualsiasi gesto che le facesse intendere che lui era suo Mohamed; quello da lei visto e creato dentro di sé. Desiderava non aver sorprese inaspettate e veder combaciare l’immagine creatasi dentro di lei con l’uomo che aveva di fronte. Mohamed sembrava quasi divertito dallo sguardo perso di Nina, la rendeva ancora più speciale. Quella donna forte e magnetica aveva sfumature da svelare ogni momento. Mohamed nella sua forza vedeva una fragilità preziosa. Quella fragilità tipica del fiocco di neve o della bolla di sapone. Non debolezza, ma delicatezza dell’esser quello che si è. Nina era se stessa.
Senza ringraziarla, senza dar cenno di parola o gesto, con la voglia di vederla ancora così fragile, Mohamed, si versò il caffè e, con lo stupore di lei, non assaggiò niente altro. La guardò dritta negli occhi, senza sorriderle, le disse di togliersi la camicia e si diresse a far la doccia.
Nina ripose il vassoio per terra, si tolse la camicia e si vestì, dopo aver messo su i Marlene Kuntz, E ho le tue mani da lasciarmi accarezzare il cuore immune da difese che non servono.
Mentre osservava la gente giù in strada, Nina, sentì Mohamed dietro di sé. Fermo immobile a pochi centimetri dal suo corpo, ne percepiva il respiro. Si sentì mancare l’aria. Il cuore le parve fermarsi. Adesso le mancava di sentir tremare le gambe e …
Desiderava che lui la stringesse a sé, voleva il suo corpo stretto a lei. Chiuse gli occhi in attesa di sentir le braccia di lui avvolgerla, sì girò d’istinto e lui non era più dietro di lei, seduto sul letto si stava infilando e le scarpe e raccogliendo le sue carte. Le sorrise e, avviandosi verso la porta, le disse: Si sta facendo tardi.
Lo vide uscire, come mai aveva fatto prima. Chiuse gli occhi e si appoggiò al muro.
Un trillo di campanello. Un brivido. È lui, pensò. Corse ad aprire. No, non era Mohamed.

(continua…)

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