Tu non vivi fra queste piante che s’attorcigliano

attorno a questo mio piede senza vasi, e

non hai nella tua linea alcuna canzone per

questi miei versi sterili ora che tu non

avvicini le tue labbra strette a questo mio

corpo ombrato.

Tu non appari a chiarire il mistero della

tua non – presenza, tu non stimoli i fiori

in corona attorno al mio polso, rotto perché

non posso tenerti vicino. La luna ha anch’essa

un pendio misericordioso ma tu non agganci

stretti fili alla mia mano che tanto lontana

non può sollevare i pesi della tua testa

rotta dai singulti.

Temo di fare con la mia presenza scempio

delle occasioni, ora che tu non rinverdisci

l’orizzonte. Temo apparire strana, confusa

a belare quest’incomprensione. Temo di stendere

vigne vuote sul tuo piede scarlatto. Non

ho altro sorso dalle tue arse labbra che

questo mio empio mistero, noia del giorno

spaccato in mille schegge.

– Amelia Rosselli –

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