Notte.

Spegne il pc.

Sistema i suoi disegni.

Il suo numero lampeggia sul mio telefono.

È un numero privato. Ormai so che è lui.

“ciao stronzetta”…

Non sa che io sono “Amabilmente stronzetta”.

Questo mi fa sorridere.

“Antipaticaaa…”

“Odiosetta…”

Mi porta con lui.

Chiude lo studio.

E quando saliamo in macchina.

Quando in bicicletta.

Quando in scooter.

Quando a piedi.

Ieri sera a piedi.

Si ferma al bar.

Prende il suo cappuccino.

Arriviamo a casa.

“Ti chiamo fra 5 minuti”

Mi richiama.

“Vorrei averti qui.

Abbracciarti tutta la notte.

Vorrei dormire con te.

Vorrei tener le tue gamba tra le mie.

Morderti la nuca.

Darti tanti bacini.”

“Ci vediamo più spesso?

Anche un’ora?…”

“Butto giù… mi fai innervosire…

Mi piaci quando mi fai innervosire.

Mi piaci.

Mi piaci un mucchio. Lo sai?

Mi piaci perché cammini dritta dritta.

Mi piaci con il tuo viso pulito.

Mi piaci perché fai la sicura, ma sei insicura.”

“Sto bene con te”

“Ti darebbe fastidio se frequentassi un’altra?…

A me darebbe fastidio se tu lo facessi…”

“ È meglio che non ti cerchi più!”

Mattino.

“Ti chiamo domani”


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