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IV.

Mattia aveva deciso di invitare a cena Nina. Non gli era simpatica, ma non era uno stupido e sapeva benissimo, dentro di sé, che Chiara il giorno del suo diciottesimo aveva fatto qualcosa che non gli quadrava. La conosceva ormai troppo bene; sapeva leggerla. Mattia era bravo a legger le persone, gli riusciva senza volerlo, figuriamoci quando lo pretendeva: e stavolta Chiara era stata molto sfuggente. Lo aveva quasi evitato negli ultimi giorni. Per questo aveva deciso di vedersi con Nina, invitandola a cena a casa sua.
Nina, secondo Mattia, era una strana ragazza. Una di quelle che lui avrebbe evitato volentieri se non fosse stata la migliore amica della sua ragazza. Aveva qualcosa di perverso e di un malizioso che rasentava la malignità e per questo era certo che gli avrebbe raccontato tutto quello che lei sapeva, se presa per il verso giusto.
Durante tutta la cena Mattia aveva fatto di tutto per metterla a suo agio e farla bere un po’. Nina non aveva nessun problema a bere, come a stuzzicare. Era più forte di lei. Era il suo sangue, la sua vita, provocare e accettare provocazioni. Amava esser al centro dell’attenzione, sentirsi importante e soprattutto oltrepassare sempre di più il limite.
Con lusinghe, complimenti e fare astuto Mattia era riuscito a farsi raccontare da Nina la sua notte con Chiara. Era riuscito a inviperirla, a renderla elettrica e a provocarla. Nel momento stesso che aveva sentito il racconto di Nina, Mattia, era stato preso dalla voglia irrazionale di punire Chiara, con la stessa moneta: Nina. Perché era certo che la ragazza avrebbe raccontato, nuovamente, tutto, stavolta, a Chiara.
Stuzzicare Nina non era affatto difficile, anzi era di una semplicità quasi perversa. per quanto banale. Le si avvicinò all’orecchio, l’annusò e le sussurrò “Tu sei stata prima di Chiara, adesso sei mia e il gioco non si discute”. La stessa frase detta a Chiara avrebbe avuto esiti del tutto ribelli, ma con Nina no. Nina era uno spirito libero, proprio, nell’assecondare le voglie altrui. Nemmeno pensava, faceva e basta, come una creatura in cerca solo di gioco e piacere. Se Chiara era il fuoco, Nina amava giocare con il fuoco.
Mattia non voleva assolutamente Nina, non le interessava. La trovava bella, impossibile vederla diversamente, ma a lui non diceva niente, così le ordinò di toccarsi per lui.
Nina non esitò un attimo, proprio come Mattia si aspettava. Lo fissò negli occhi e con il sorriso sulle labbra, si passò una mano prima sul seno e poi scese tra le gambe, si sfilò gli slip e iniziò a sfiorarsi non distogliendo mai lo sguardo dagli occhi di lui.
Mattia non contento, forse anche furioso per quello che aveva appena sentito, decise di partecipare al gioco e sedendosi di fronte a lei sul letto iniziò a toccarsi anche lui. La cosa sembrava eccitare ancora più la ragazza che con lo sguardo non si staccava da lui, quando il gioco sembrava crescere di intensità, quando Nina sembrava sempre più vicina al suo piacere, Mattia si fermò e iniziò a fissarla in attesa di vederla venire.
Nina si ricompose un po’ confusa, non riusciva a capire perché non avesse continuato con lei, presa troppo da sé stessa gli si avvicinò e gli chiese se voleva che finisse lei quello che lui aveva iniziato. Mattia guardò ammirato questa liceale così sfacciata da sembrar addirittura ingenua adesso. Le disse di andare pure, perché aveva intenzione di chiamare Chiara sul cellulare di raccontarle e di finire con lei.
Nina restò ancor più stuzzicata da questa confessione, proprio come si aspettava Mattia, e non riusciva a non pensarci, così lungo la strada di ritorno, senza pensarci su, fece il numero di Chiara, per sapere, ma troppo tardi si rese conto in realtà Mattia non l’aveva mai chiamata.

(Continua…)

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