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XII.


Nina eran giorni che voleva andare a vedere L’isola di Kim Ki- duk e Luca si era offerto di accompagnarla, ma, visto che la sua passione per il cinema orientale non era paragonabile a quella di lei, aveva tentato di farle cambiare idea, inutilmente. Nina era sempre molto decisa nelle sue cose e non si piegava mai all’altro se non era lei ad aver voglia per prima di farlo. Questo film lo avrebbe visto con o senza di lui. Anzi, era certa che con lui non l’avrebbe visto, perché, dall’ultimo pomeriggio passato insieme, non si erano più trovati soli, ma sempre in mezzo agli altri e una strana elettricità, una certa tensione, li aveva avvolti.
A Nina era quasi venuto il dubbio che Luca in realtà non gliela avesse mai davvero raccontata tutta che fosse un bel furbetto e che fosse bisessuale e non gay. A lei Luca piaceva e che non le avesse raccontato la verità a lei non le importava.
Avevano scelto lo spettacolo delle sei e Nina aveva deciso, ugualmente, di mettersi un po’ in tiro: voleva sentirsi bellissima.
Vedendola arrivare Luca era rimasto, come sempre, senza parole: stivali, gonna nera dritta e top nero, scollatissimo, sulla schiena. Il suo passo deciso e lo sguardo altezzoso gli ricordavano i felini. Con sicurezza spavalda le chiese per chi si fosse agghindata così ma non ricevette alcuna risposta da lei che, senza fiatare, si diresse all’interno della sala e scelse i posti senza preoccuparsi di quelli che lui poteva preferire. Il film lo aveva scelto lei, l’invito era partito da lei e questo le bastava per legittimarla.
La sala era quasi vuota, proprio come, lei, aveva sperato. Luca si stava annoiando, era chiarissimo. Dall’inizio del film non aveva mai trovato posa. Nina, però, si chiedeva se quella sua irrequietudine fosse solo figlia della noia o di ben altro. Sentiva, ne era sicura, lo sguardo di lui su di lei.
Dall’inizio del film aveva sperato in un gesto o in una mossa audace, ma niente. Luca non dava cenno. Si guardò attorno. Verificò di esser abbastanza soli e gli prese la mano.
Non si aspettava che Nina osasse tanto, Luca era convinto che il pomeriggio passato insieme fosse stato solo un’eccezione, una voglia di lei di divertirsi, uno sfizio da togliersi; ma niente di più.
Lui da quella volta, invece, non aveva fatto che pensarla e provare, oltre che desiderio, gelosia di lei, del suo corpo, del non esser sua. E, adesso, in mezzo a una sala di un cinema, Nina gli aveva preso la mano per portarla tra le sue cosce; nel silenzio della sala, Luca, si dedicò a lei aspettando di sentirla gemere.
Nina era quasi tentata di abbassarsi su di lui o di ricambiare con un gesto analogo, ma l’idea che lui potesse godere del piacere unico di lei, la eccitava molto di più e così si trattenne quasi sadicamente, compiaciuta della voglia di lui.
La fine del film fece sperare a Luca in un proseguimento di serata con lei, ma usciti dalla sala Nina lo guardò, gli sorrise, appoggiò un dito sulle sue labbra e gli disse di fare silenzio, perché adesso, lei voleva tornar a casa, ma da sola. Senza di lui. E se ne andò, lasciandolo con la voglia di lei addosso. Nina forse desiderava che lui s’innamorasse di lei, ma il perché non lo comprendeva e né lo voleva sapere. Con un velo di malinconia guardò il cielo, sospirò e con passo deciso entrò nel primo bar che trovò lungo la strada.


(continua…)
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