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XXIII.



Mohamed aveva insistito tanto per andare a cena sul porto. Adorava come, in quel ristorantino sul mare. Era conosciuto per il pesce fresco e la cucina ligure.
Nina si sentiva ferita da lui e la voglia di accettare l’invito era stata inesistente fin da subito.
Seduta su quella terrazza, sul mare, osservava il silenzio. Mohamed continuava a sfogliare il menù indeciso. A voce alta sceglieva per entrambi. Aveva chiesto a Nina cosa desiderasse e lei, svogliata, aveva detto di far lui, aggiungendo “Tanto, ultimamente, fai sempre come vuoi tu!”. Le aveva risposto con un sorriso distratto e si era di nuovo immerso nei piatti consigliati.
Lentamente Nina si stava scolando il vino appena aperto. Trovava insopportabile Mohamed. Non capiva se lo era davvero o se forse lo era a lei, perché non riusciva ad accettare di sentirsi così in balia di un uomo.
Si scopriva ogni giorno più complessa, fatta di sottili contraddizioni e voglia di esser lei a condurre il gioco. Detestava questo nuovo Mohamed; che fosse cambiato con lei, ne era quasi certa. Non capiva, non se lo spiegava. Quell’uomo da qualche mese aveva punte di inspiegabile atteggiamento odioso ai suoi occhi e al suo sentire.
Nina si era davvero innamorata una volta sola prima di quel momento. Era un uomo adulto. Il primo uomo della sua vita, quello che l’aveva iniziata al piacere, quello che l’aveva insegnato ciò che prima non sapeva. Un uomo grande, un amico di famiglia. Un uomo sposato. Si era persa tra le lenzuola sfatte, tra gli abbracci violenti e il desiderio di una vita a due mai vissuta. La sofferenza l’aveva resa la donna che oggi era. Era grata, dentro di sé, a quell’uomo. L’aveva amata come nessuno mai. L’aveva fatta soffrire come mai si sarebbe aspettata e adesso, grazie a lui, sapeva che alla sofferenza lei sopravviveva. Questo la rendeva forte con Mohamed. Per quanto lei potesse sentirsi in balia di lui, sapeva che non l’avrebbe sopraffatta. Guardare il mare e pensare a questo, la fece sorridere. Si accarezzò la caviglia, si sistemò il laccetto dei sandali, si aggiusto il top che morbido le sfiorava il seno e sorrise a se stessa. Mohamed non si era accorto di nulla, troppo preso dalla scelta culinaria.
Nina si guardò intorno, in cerca di sguardi complici. Trovò occhi di uomini, accompagnati, sul suo seno, di uomini, sposati, sulle sue gambe e del cameriere nei suoi occhi. Si morse il labbro e gli sorrise con desiderio di complicità autentica.
Mohamed per tutta la sera non si curò di lei. Silenzioso, fece la sua cena. Si sentiva sicuro. Quella donna stupenda era sua.
Nina mangiò piano il suo pesce. Assaporò polpe bianche e tenere. Gustò in lei la voglia di non sentirsi più come il pomeriggio al mare. Non riusciva ad accettare di sentirsi scontata dall’uomo che desiderava. Le faceva male. Si chiudeva e si faceva dura. Ostrica. Molti avevano creduto che bastasse poco per rientrare in lei. Si sbagliavano. Quando Nina iniziava a sentirsi ferita, a veder calar l’interesse per lei, a veder l’altro che si allontanava da lei o si burlava, sicuro che lei … lei si faceva dura e si allontanava, lentamente, passo dopo passo, silenzio dopo silenzio, sorriso dopo sorriso. Tardare, non rendersene conto significava perderla per sempre anche di fronte a un suo ritorno. La Nina aperta, disponibile, viva per lui sarebbe stato solo passato. Non sceglieva, si proteggeva da ataviche sofferenze. Da abbandoni subiti, vissuti in età non dimenticate, in fanciullezze non vissute.
“Caffè per la signorina?”
“Nina… Nina… vuoi un caffè?”
“No, no, scusate…”
“A cosa pensavi? Dov’eri?”
“Non qui…”
“Racconta, dai!”
Nina sorrise, sentiva su di sé gli occhi di Mohamed. La stava guardando in modo indescrivibile. Come la volesse far sua. Adesso. Davanti a tutti. Su quel tavolo.
La terrazza si stava svuotando, si stava facendo tardi e la gente stava andandosene. La musica continuava. Morbida, avvolgente.
“Voglio ballare”
Mohamed si alzò con lei, lasciò i soldi sul tavolo e la seguì. Era splendida come sempre. Una creatura nata per esser desiderata. Sentiva il calore del suo corpo. Il desiderio di lei si faceva prepotente. Quella donna era sua tra le sue braccia. La strinse a sé. Voleva che lei lo sentisse. Sentisse la sua eccitazione. Voleva sentirla eccitata di lui. Desiderante e vogliosa. Voleva sentirsi pregare, implorare di esser presa. Con passione, voglia.
Nina passò la mano sulla sua schiena, mentre con il naso gli sfiorava il collo, lenta. Calma. Mohamed sorrideva. Pensava a tutti gli uomini che per tutta la cena l’avevan spogliata con gli occhi.. pensava al cameriere che sfrontatamente l’aveva fissata… Nina era sua…

(continua)

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