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Insolita e piacevole catena di sant’antonio.

Si tratta di dare cinque spunti di lettura, cinque incipit, e di nominare altri cinque amici.

Santiago del Cile, lunedì 2 settembre 1996.
Ero triste e, purtroppo, assolutamente sobrio. Sotto il braccio sinistro tenevo un voluminoso pacco rettangolare. Il destro era impegnato a sostenere l’ombrello che mi riparava da una pioggia fitta e sottile. Mi trovavo esattamente al centro di Plaza de la Costituciòn e osservavo i movimenti delle guardie che presidiavano il portone centrale del palazzo della Moneda. Non potei fare a meno di pensare che avevano le stesse divise e le stesse facce di ventitré anni prima. Anche la piazza era la stessa: sulle facciate bagnate di palazzi risaltava lo stucco con cui avevano riempito centinaia di fiori di proiettili esplosi il giorno del golpe.


Arriviamo alla Grande Città. Abbiamo viaggiato tutta la notte. Nostra Madre ha gli occhi arrossati. Porta una grossa scatola di cartone, e noi due una piccola valigia a testa con i nostri vestiti, più il grosso dizionario di nostro Padre, che ci passiamo quando abbiamo le braccia stanche.

[Agota Kristof, Trilogia della città di K.]


Clare: È dura rimanere indietro. Aspetto Hanry senza sapere dov’è e se sta bene. È dura esseree quella che rimane.
Mi tengo occupata. Così il tempo passa più veloce.
Vado a dormire da sola e mi sveglio da sola. Faccio passeggiate. Lavoro fino a stancarmi. Osservo il vento giocare con la robaccia rimasta e sepolta tutto l’inverno sotto la neve. Finchè non ci si pensa sembra semplice. Perché l’assenza intensifica l’amore?

[Audrey Niffenegger, La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo]


Aveva solo l’indirizzo. Rue des Pistoles, nel Vieux Quartier. Erano anni che non tornava a Marsiglia. Ora non aveva più scelta.
Era il 2 giugno, pioveva. Nonostante la pioggia, il tassista si rifiutò di inoltrarsi nei vicoli. Lo fece scendere davanti a Montée – des – Accoules. Un centinaio e più di scalini da salire e un dedalo di strade fino a rue des Pistoles. Il suolo era cosparso di sacchi di spazzatura sventrati e dalle strade saliva un odore acre, u misto di piscio, umidità e muffa. Alcune case erano state demolite. Le facciate di altre ridipinte, in ocra e rosa, con persiane verdi e blu, all’italiana.

[Jean – Claude Izzo, Casino totale]


Mi accade spesso di sognare l’Albergo del Delfino.
Dal sogno si direbbe che faccio ne parte in modo stabile. La forma dell’albergo appare distorta. È molto lungo e stretto. Tanto lungo e stretto da sembrare, più che un albergo, un lungo ponte coperto da un tetto. Un ponte che si estende, in tutta la sua lunghezza, dall’antichità alla fine del mondo. Io ne faccio parte. Lì dentro c’è anche qualcuno che piange. E io so che piange per me.
L’albergo mi comprende dentro di sé. Riesco a percepire le sue pulsazioni e il suo calore. Nel sogno, sono una parte dell’albergo.

[Murakami Haruki, Dance Dance Dance]

Lascio il testimone a:

Sedici
Fassbinder
Redazione Voland
Davizz
Quellochemanca

E a chi ha voglia di farlo 😉

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