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tutto mi resta
ostico

indigesto
mal gestito

dall’incapacità di essere

dove ferite blande
hanno disegnato
ricami incicatrizzati

dove l’assopir
ha fatto muro
a mondi inesplorati

che persi nell’oblio
accompagnano
l’amarezza
dell’esser incapace

fragile
della mia trasparenza
mi dipingo di nero
assenza

colmando
paure radicate
e consapevole solitudine

fluttuo
nel non senso
del viver
assenti

cristallizzata
in paure
banali

cerco
l’introvabile
in me

di silenzi
mi vesto
e di effimero
mi bagno

di vuoto
vivo

tutto
taglia
e sanguina

affamata
rifuggo
emozioni

alimento
solitudine
e di
isolamento
mi nutro

 

 

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